“Compagni” di Ostia Il racconto della politica, l'amicizia, le speranze e le lotte dei cittadini di Ostia

Ostia. Pungente l’odore del sigaro che ti  investiva entrando la Domenica d’inverno a porte chiuse,  sor Gino era gia’ li, aveva girato casa per casa a vendere l’Unita’ e soddisfatto a gambe larghe leggeva a se stesso a voce alta e commentava incazzato; sor Gino  muratore di una volta, tuta impataccata, la teneva anche a letto, manone da lavoro, barba da fare anche i giorni di festa, veniva dalla Resistenza, all’assemblea quando parlava lui tutti tacevano, riusciva a sbagliare molti congiuntivi, ma roteando un pugno chiuso paralizzava l’attenzione con la forza che sapeva trasmettere.

Se arrivava Grottola era un altro sigaro, a porte spalancate l’ altoparlante della Chiesa di fronte sparava Ave Marie che coprivano “Bandiera Rossa” della nostra sgangherata amplificazione. Giungemmo alla fine ad un accordo col Prete diffondendo con equa alternanza le reciproche armonie.

La Domenica le compagne casalinghe scaricavano in Sezione i problemi del quartiere, “ quer moriammazzato de Armellini nun accende i termosifoni perche’ er Comune nun paga er gasolio”  “ le fogne puzzeno perche’ quando er mare e’ grosso nun scaricheno, e puro i palazzi vibbreno, tocca fa’ quarcosa, annassimo da Petroselli, pero’ nun famo come l’urtima volta che quanno e’ arrivato in sala nessuno parlo’ perche’ se cacammo sotto dall’emozione, annamoce preparati “ dice sora Augusta.

Sora Augusta era stata accusata ingiustamente con il compagno Raul, si proprio  quello delle bombe de Via Rasella, nel dopo guerra di un morto ammazzato democristiano mentre attaccavano i manifesti a Piazza Vittorio, ma s’erano ammazzati fra di loro meno male, ma intanto furono arrestati  e pestati a sangue, lei fu etichettata come “la belva de Piazza Vittorio” era ancora minorenne e in prigione alle Mantellate strappava il velo alle monache, raccontava divertita.

Intanto  era impegnata ad aiutare come poteva, cioé al suono di schiaffoni, i ragazzetti vittima dell’eroina che cominciava ad infettare il quartiere, dice “ stanno a rota” ma che vordi’ “ era rispettatissima da tutti i peggiori ceffi del posto e fu determinante quando per protesta la Sezione occupo’ una colonia marina abbandonata coinvolse tutto il quartiere e ottenne la prima Comunità terapeutica pubblica gestita dal Comune e diretta da Franco uno dei nostri ragazzi che bombarolo di Lotta Continua persa la battaglia, si era pure lui affogato, per dimenticare, nei peggiori cocktail tossici, dormiva nelle cabine al mare con il freddo, lo ospitammo per non farlo ammalare, guarì e fu strappato a Don Pierino dove era pure in dirigente.

Si perché i compagni erano generosi, un ladruncolo arrestato in flagrante dentro la Sezione fu difeso da un avvocato che ottenemmo gratis andando a perorare la sua causa in Federazione. Maria “ la zozzetta” non indagammo mai il perché del soprannome, venne con un occhio nero accompagnata da altre compagne “ ja’ menato er marito” l’aveva pestata bene, ma tranquillizzo tutti “ me mena perché me vole bene” meno male, se no, avremmo dovuto prendere posizione come Sezione, cosa non facile, il marito era un armadio.

Le compagne non erano  uniche alle pulizie dei locali, c’era anche “ Bamboletta” operaio, alto un metro e quaranta, urlava con lunghe corse dentro e fuori i risultati delle elezioni che seguivamo sullo sgangherato televisore, per lui noi eravamo sempre vincenti. Nelle manifestazioni si ostinava a portare la bandiera, cose che gli veniva colpevolmente consentita, più volte aveva realizato terribili capitomboli inciampando nel drappo rosso.

Lo spazio dentro era grande, la Sezione era un negozio occupato dove non pagavamo la pigione, se no che occupazione era, e poteva contenere piu’ di 50 persone, la Segreteria era in un soppalco, le sedie erano quelle della feste dell’ Unita’ della Cooperativa di Grottola, Grottola non era solamente da sempre “IL SEGRETARIO” ma il riconosciuto Sindaco del quartiere, tutto passava sotto di lui che gestiva il ruolo con riconosciuta simpatia; in una manifestazione a Piazza Venezia con una birra di troppo fuggendo dalla polizia si ritrovò in cima alla colonna Antonina, avendo trovata aperta la porta di ferro.

Entrando in fondo una pedana mostrava in tutta la sua rappresentanza  il drappo rosso che copriva il lungo tavolo della presidenza, dietro, all’inizio 3 grossi quadri  Togliatti, Gramsci, Stalin destinati a migrare ai muri laterali con il volgere del tempo, superati dalle analisi politiche alla fine rimase solo Gramsci, ma al lato Grottola non volle mai archiviare Stalin.

Alle manifestazioni Grottola insisteva che i giovani dovevano stare in prima fila, dice “perche’ cosi so’ i primi a prendese er manganello e se intostano” aveva un grande ascendente su i giovani, si sarebbero fatti ammazzare. All’inizio i giovani venivano spronati a intervenire sull’argomento dell’assemblea, era la scuola del partito, e qualsiasi cosa poi timidamente dicevano non essendo abituati a parlare in pubblico, seguivano applausi a conchiglione, spesso poi chiedevano “ ma perché che ho detto”.

Sedeva in prima fila Martino 75anni, piccoletto, claudicante, era tornato a piedi dalla Russia in mezzo alla Guerra, aveva gia’ la tessera del Partito con falce e martello e i contadini a cui la mostrava nella steppa lo accoglievano “ Tavarich”, lo ospitavano e gli davano da mangiare, viveva con una vecchia sarella malandata, secondo lui era al bar della piazza che gliela avevano intossicata con un crodino col veleno dei topi, ma libero dall’obbligo di accudirla, alla sua morte si era ringalluzzito e cercava moglie con la promessa di lasciargli la casa popolare.

Non mancavano gli artisti, Giorgio con una fornitura di vino buono da consumarsi sul posto ti dipingeva completamente il soffitto di casa stile Cappella Sistina, durante l’occupazione dipinse intere pareti della colonia facendosi aiutare dai ragazzi in crisi di astinenza, in un murales rappresento’ una fabbrica con ingranaggi e macine che trituravano cervelli usando come additivi pubblicita’e testi qualunquisti facisti e nazzisti, giornali faziosi e libri condannati dall’Indice dei Testi proibiti. Fu quella l’occasione in cui si convinse e smise di bere, ora lo ha lasciato anche la terza moglie, vive solitario ma dipinge ancora, partecipa a mostre collettive anche all’estero.

Ivana, insegnava inglese ma non era mai stata in Inghilterra, per noi era una miniera perché riusciva a leggere tre quattro giornali al giorno e quindi prima di ogni attivo era lei che ci passava le novità e facevamo belle figure con interventi belli aggiornati e acculturati, in tarda eta’ aveva dato segni di dissociazione ed è scomparsa in qualche clinica specializzata. Baficchia aveva uno sfregio, una brutta ferita dall’orbita fino all’angolo della bocca per un incidente stradale che considerava la fortuna della sua vita perché le aveva reso un buon indennizzo, partecipo’ al film di Caligari Amore tossico girato all’Idriscalo, aveva un profondo disprezzo le “sorche” morte che si rinvenivano spesso in giro, ed aveva la pessima abitudine di spurgare davanti alla Sezione   le ranocchie catturate nella marana inquinata, con grande incazzature di Grottola.Nel retro era pronta alla bisogna tutta l’attrezzatura per le occupazioni e non era raro vedere masse di popolo partire con pentoloni, coperchi, forchettoni, padelle, bombole, fornelli a gas, scope e scoponi, stracci, detersivi, per un primo insediamento preceduto da pulizie generali e derattizzazioni alle quali non partecipava pero’  Baficchia .

Pasolini giocava a calcio nel campetto Morandi vicino alla Sezione, fu un grave lutto oltre tutto perché ce lo avevano ammazzato proprio a casa nostra, il compagno pittore Rosati mise un cippo nel punto del delitto, e la Sezione che voleva ricordarlo in qualche modo ebbe in offerta dallo scultore Gizzi  una statua che rappresentava un uomo che usciva dalla placenta: Sor Gino disse “la mettemo a Piazza Gasparri”, era un vasto quadrato polveroso, senza un filo d’erba, deputato al passeggio serale dei cani e ai loro bisogni. Fece una cassaforma in legno, si fece regalare il calcespruzzo un grosso camion getto’ la colata e venne fuori una bella piramide tronca, ma una settimana prima della posa della statua, sprofondo’ da un lato. Gino non si perse d’animo la risquadrò cosi’ come stava.

Arrivò la statua da Grottaferrata con un camion gru, e la pose in opera, su un palcoscenico un concerto di musica classica e baletto della scuola di danza Tersicore, una grande folla e giornalisti e foto e Tv c’era anche il New YorkTimes. “Me cojoni disse Grottola l’avemo fatta grossa, famose nartra biretta” Dichiarammo ufficialmente che la statua voleva essere abusiva come l’esistenza degli abitanti di quel quartiere dimenticato da tutti. E la statua e’ ancora li, il Comune si affretto’ a farci un giardino intorno per non essere da meno rispetto all’iniziativa popolare.Sergio gentile di nome e di fatto inviato da Roma come segretario di Zona quando mise piede in Sezione si domando’ che cosa aveva fatto di male e se quella era stata una promozione oppure una punizione. Ma fu subito degno di grande rispetto perche’ con elegante semplicita’ interpretò quella realta’ entrandone in sintonia.

I compagni erano mangiapreti per definizione ma  i matrimoni e i funerali li facevano sempre in Chiesa, bandiera rossa sulla bara e l’elogio funebre era di competenza del piu’ alto in carica del Partito locale.  Nei tempi migliori le Sezioni nel  territorio del X municipio erano dieci, contavano oltre 2000 iscritti, ed erano piu’ che in  competizione tra loro, peggio, tutte si scornavano con Ostia Centro che era la prima Sezione storica di quel territorio e riusciva regoralmente ad eleggere il Presidente della Circoscrizione fra i suoi iscritti.

Un anno la federazione ebbe la bella idea di mandare Vittorio e fu eletto Presidente, fu subito vissuto come un corpo estraneo, veniva moscio in sezione a farsi consolare dai compagni, perché tutti gli dicevano le peggio cose, ma comunque in quei tempi la Circoscrizione aveva una forte aderenza con i problemi del territorio e le sue istanze e i nostri Presidenti erano stati tutti molto disponibili con un carisma che il Municipio perse subito con Presidenti provenienti da altre realtà di Sinistra.

Il cuore di Grottola si fermò, mori’ povero, la sorella aiutò per il funerale ma pretese di farlo fuori dal quartiere, non ci fu orazione funebre,  compreso lui, i familiari, Sergio, eravamo in sei.. La fortuna della Sezione fu di essere sfrattata per morosità, chiuse prima dello sfascio del Partito, che diventava prima Socialista, poi,Social democratico, poi Democratico, poi Democratico Cristiano, una metamorfosi inversa da farfalla a verme. Sembrava morire una parte della nostra esistenza.

Oggi caparbiamente ben sei dei Segretari di quelle Sezioni ed un ex Presidente animano la nuova Sezione di Sinistra Italiana, inaugurata sotto elezioni a Giugno scorso, dedicata ad Enrico Berlinguer, la sua immagine con quella di Che Guevara e Pasolini sul muro, a significare che non si è mai spenta in nessuno di noi, semmai si è rafforzata , l’idea di cambiare il mondo.

Alberto Petrosellini  Redazione di Ostia X Municipio

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