Confessione La manovra finanziaria alla prova dei fatti

Sì confesso. Ho una ammirazione smisurata per il nostro Presidente del Consiglio.
Ammirazione che ha avuto una ulteriore impennata ascoltando la conferenza stampa di presentazione della manovra finanziaria. Ammirazione si. Come non provare un sentimento simile davanti ad un uomo politico che presenta una manovra impregnata di un pieno spirito liberista facendola passare come una grande elargizione nei confronti dei settori più deboli della popolazione e del mondo del lavoro. Un vero capolavoro.

Cercando di muovermi a tentoni nel mare di cifre e cercando di non farmi fuorviare dai commenti entusiasti di buona parte dei nostri mass-media “indipendenti”, cercherò di cogliere qualche esempio di questa bravura nel mare magnum  della manovra.

Cominciamo dalle pensioni.

La legge Fornero con l’innalzamento della età pensionabile ha creato una situazione potremmo definirla bizzarra. Difatti di fronte ad un tasso di disoccupazione giovanile senza paragoni in Europa si costringono i lavoratori a rimanere legati al proprio lavoro fino ad una età che definire avanzata è un eufemismo. Bisognava metterci mano. Ed ecco il colpo di genio del nostro impareggiabile presidente del consiglio: l’APE. Ovvero tradotto in linguaggio comprensibile vai in pensione prima ( 3 anni e 7 mesi ) grazie ad un prestito bancario di 20 anni e in cambio hai una decurtazione della tua pensione  di 4,6% ? per ogni anno d’anticipo. Pazienza se poi la tua pensione, già ridotta all’osso dalle varie riforme, scende sotto la soglia della sopravvivenza. Però le banche possono stare tranquille (almeno loro), se il prestito diventa inesigibile (può succedere) lo Stato copre il mutuo.

Ma ci si dice però c’è l’APE sociale che va incontro ai settori più “sfigati” del mondo del lavoro. Si certo ma c’è un piccolo particolare, per poter accedere a questo meccanismonella manovra sono stati messi dei paletti: i 30  anni di contributi maturati se disoccupati; i 36 se occupati; un reddito mensile di 1.500 euro lordi (che netti sono a steno 1.200).Paletti che di fatto restringono la platea dei potenziali interessati a poche decine di migliaia di persone. Con alcune ulteriori punti nella trattativa fatta a settembre con le organizzazioni sindacali il governo aveva annunciato una soglia di contributi di 20 anni e non di 36, piccola differenza, e la soglia massima di reddito per usufruire di questa “opportunità”, i 1.500 euro lordi, per alcune categorie previste è meno del tabellare contrattuale.

C’è poi la quattordicesima per le pensioni più basse. Si, però si era detto che l’impegno era quello di estendere anche ai pensionati il famoso bonus degli 80 euro mentre siamo di fronte a qualcosa di molto lontano. Chi può invece stare tranquillo sono coloro che usufruiscono delle cosiddette pensioni d’oro, di questo termine non c’e traccia in tutta la manovra.

Poi c’è il capitolo sanità .

Il ministro Lorenzin ( si quella del fertily-day )  può strombazzare ai quattro venti che è riuscita ad evitare un taglio di un miliardo alla voce sanità. Bontà sua, però “calma e gesso”. Ricostruiamo un po’ la storia. In estate si era sviluppata una lunga trattative fra Stato e Regioni sui fondi della sanità. L’aumento della popolazione e il suo invecchiamento richiedevano una aumento consistente degli stanziamenti. Questa trattative si chiuse al ribasso, dichiarazione degli stessi presidenti di Regione. Ciò che venne concordato è oggi nel dispositivo della finanziaria, per cui non nuovi fondi ma fondi già previsti. Contemporaneamente si prevedono “risparmi” per 1,2 miliardi di euro sempre nel settore sanitario

Però ci si dice sono previste 10.000 nuove assunzioni. Anche qui calma e gesso. Leggendo nelle righe si capisce che non si tratta di un incremento del personale in servizio ma, più semplicemente e vivadio della stabilizzazione di lavoratori precari già in servizio. Che vengano stabilizzati lavoratori precari va benissimo, ma perché solo 10.000? Questo non risolve la carenza di addetti che pesa in un modo drammatico sul funzionamento del sistema sanitario come ben sa chiunque ha avuto la sfortuna di dover ricorrere ad un pronto soccorso.

Last but not least i contratti pubblici.

I lavoratori pubblici in Italia sono circa 3 milioni, numero in costante calo grazie al blocco del turn-over, in attesa di rinnovo contrattuale da un tempo immemorabile, con un costo del personale che è sceso da 171 miliardi del 2010 ai 164 miliardi di oggi. Lavoratori forti di sentenze autorevoli che dichiarano illegittimo il blocco contrattuale. La risposta è uno stanziamento per il rinnovo dei contratti che diviso per il numero dei lavoratori interessati fa poco più di  una pizza al mese. Tanto da spingere tutte le organizzazioni sindacali (anche le più prudenti) ha proclamare la mobilitazione di tutte le categorie interessate.

Ci si dirà che molte altre cose sono contenute nella manovra. Di nuovo sgravi fiscali a pioggia per le imprese, accenni di forme sofisticate di condoni, l’estensione dei contributi per la scuola anche a quelle paritarie, il contributo al sistema bancario di 100 milioni per “aiutare” la ristrutturazione del settore.

E’ la direzione giusta per uscire dal tunnel?

Enrico Chiavini

Enrico Chiavini

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