Dove sono le “navi dei veleni” Perché le rivelazioni del collaboratore di Giustizia sulle “Navi dei Veleni” non hanno avuto riscontro? Una ipotesi di ricerca basata su dati scientifici

Tra il 2005 ed il 2007, il problema delle navi dei veleni passò alla ribalta delle cronache a seguito delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti. Prima della morte, avvenuta alla fine del 2012, il Fonti, con un memoriale consegnato all’allora Procuratore Nazionale Antimafia Enzo Macrì, narrava dell’affondamento, avvenuto con la collaborazione di cosche ‘ndranghetiste, di tre navi: la Yvonne (presso Maratea), la Cunski (presso Cetraro) e la Voriais Sporadais (presso Genzano). Il Fonti, nel suo memoriale (Il Sole 24 Ore, 17.09.2009), racconta anche di rapporti con uomini dei servizi segreti Italiani e politici. Infatti, secondo Fonti, le diverse opzioni di “smaltimento” erano spesso discusse a Roma con uomini dei servizi segreti. Ogni volta l’affare rendeva un minimo di 4 miliardi di lire fino ad un massimo di 30, soldi che venivano ritirati dal Fonti stesso con auto messe a disposizione del Sismi. Fonti nomina anche Riccardo Misasi, allora politico della Democrazia Cristiana. Misasi si era interessato alla questione delle zone di “smaltimento” e, precisamente, al problema di utilizzare aree ubicate in acque italiane o internazionali.

Nonostante gli sforzi dell’Autorità giudiziaria nessuna delle navi che il Fonti aveva narrato di aver affondato fu ritrovata, portando gli inquirenti a ritenere le sue rivelazioni come “invenzioni di un megalomane”. Tuttavia, relegare le rivelazioni del Fonti a pura fantasia sembra un modo sbrigativo e poco convincente per archiviare la questione “Navi dei Veleni”. Il Fonti era infatti un uomo malato incurabile fin dal 2006, malattia che egli attribuiva alla sua attività; egli stesso si considerava vittima dell’attività di smaltimento ed è questa considerazione che lo condusse al pentimento. Allora, guardando questo episodio sotto un altro punto di vista, perché un uomo animato da questi sentimenti, destinato a morte entro tempi brevi, in pieno possesso delle sue facoltà mentali avrebbe dovuto mentire?

E’ da ritenere che le ricerche dei relitti di cui Fonti narrava sia stata condotta senza criteri scientifici. Infatti, nelle zone selezionate per gli affondamenti, la profondità del mare è approssimativamente 2000 m. Il sistema delle correnti superficiali, in quella zona è caratterizzata da un flusso lungo la costa diretto verso nord nord-ovest, più intenso in autunno-inverno che in primavera-estate. Secondo il Fonti le imbarcazioni sarebbero state affondate nell’inverno e nell’autunno del ’92, periodo in cui le correnti, almeno nello strato superficiale, possono raggiungere i 0.15 m/s.  Un tipico valore per la velocità di affondamento di una imbarcazione, sebbene esso diminuisca all’aumentare della profondità, è di 0.02 m/s. Questo significa che le navi affondate nelle zone indicate dal Fonti avrebbero impiegato almeno 25 ore prima di raggiungere il fondo. Durante questo periodo esse avrebbero potuto subire una spinta orizzontale traslatoria da parte delle correnti, che le avrebbero spostate dal punto di affondamento di almeno 13-15 km.

Nonostante gran parte degli attori coinvolti nella vicenda delle “Navi dei Veleni” siano scoparsi, quanto sopra riportato apre importanti interrogativi. Primo, quali erano le ragioni dell’interessamento alle aree di “smaltimento da parte dell’ex Ministro degli Interventi Straordinari per il Mezzogiorno, Riccardo Misasi? Secondo, nel 1992 l’ex Ministro fu accusato dalla Procura di Reggio Calabria di Associazione mafiosa e corruzione ma la Camera negò l’autorizzazione all’arresto e l’inchiesta fu archiviata. Perché? Vi sarebbero state forse conseguenze internazionali a seguito dei risultati dell’ inchiesta? Terzo, ci fu veramente, come sostenuto dal Fonti, un ruolo nella vicenda da parte dei Servizi Segreti? Se si, esso fu legato a necessità investigative o ad attività deviate? Quarto, le ragioni che hanno portato ad una ricerca dei relitti senza criteri scientifici, sono da imputarsi a semplice sciatteria o sono da ritenersi veri e propri depistaggi a scapito della Magistratura inquirente e legati alla necessità di non voler chiarire l’effettivo contenuto dei carichi soggetti ad affondamento?

Gianluca Eusebi Borzelli

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