Giocare con la Costituzione per contarsi Renzi conteggia i "Sì" come consensi sulla sua persona ma commette un errore

In un mio post pubblicato nel corso della campagna referendaria avevo scritto che Renzi anche in caso di sconfitta avrebbe contabilizzato la percentuale dei SI’ come suoi consensi personali. Ho doti di preveggenza? No. Semplicemente ho colto una suggestione che già circolava tra i renziani. Questo significa: 1) che hanno un invidiabile istinto di sopravvivenza oltre che formidabili facce simmetriche al fondoschiena; 2) che Renzi non ha commesso un errore tattico a personalizzare lo scontro, ma ha adottato una strategia win-win, se la giudichiamo adottando il metro dei suoi interessi personali, che sono gli unici che contano per lui. In altri termini se avesse vinto si sarebbe conquistato un paragrafo nei libri di storia, se avesse perso comunque avrebbe potuto rivendicare un ampio consenso personale conseguito battendosi da solo contro tutta l’accozzaglia, compresa parte del PD, come gli eroi. C’è della follia nell’usare la Costituzione per contarsi.

Inutile far notare a questa bizzarra genìa politica che se non si fa la comparazione tra elezioni amministrative e politiche, che è come fare le operazioni mischiando mele e pere, figuriamoci se si possono assimilare i risultati di un referendum con le elezioni politiche, che è come sommare patate e cammelli. E’ una generazione di politici convinta che se la realtà è dura, la loro testa lo è ancora di più.

Ovviamente se la spaccheranno, perché quella che i riformatori de noantri  hanno sfidato non è un’accozzaglia, ma un Paese dove un Italiano su 4 rischia di finire in povertà e l’altro 74,99% di popolazione vede peggiorare la sua situazione e si sente sbeffeggiato dallo 0,01% che si arricchisce sulle miserie degli altri e da un governo che narra riprese, ripartenze e cambiamenti di segno.

Ma per per i padri costituenti alla maniera rignanese questo popolo che arranca e soffre esiste solo come gregge di pecore da incantare con la retorica della casta, pochi euro per i rinnovi dei contratti e fritture di pesce.

Questi grandi strateghi si sono convinti, e niente li smuoverà da questa idea, che le classi non esistono: la società si divide in un’élite di furbi intenta a fare leggi elettorali per non dare voce alle espressioni sociali e culturali del Paese e una massa da rimbecillire con lo storytelling.

Sorpresa! Le classi hanno votato: quelle più svantaggiate hanno votato NO e quelle meno in affanno hanno votato SI’, come emerge dall’analisi del voto.

Se questi mancati costituenti fossero un po’ meno autoreferenziali e concentrati su come diventare maggioranza in Parlamento sarebbero in apprensione per quella sconfitta subita malgrado il quesito referendario accattivante, il dispiegamento di tutta la potenza mediatica, lo spargimento di terrore e le mance. Riterrebbero quella batosta foriera di ancora più pesanti bocciature elettorali: alle prossime elezioni cosa pensano di promettere, 77 vergini a ciascuno? E cosa pensano di minacciare, un meteorite?

Ma questi pensano che governare si riduca all’alchimia dei seggi nelle istituzioni, non promuovere e guidare processi virtuosi e partecipati nella società.

Deus amentat quos perdere vult: una schiatta politica talmente scellerata da avere osato giocare con la Costituzione per ottenere un plebiscito o, secondo il metodo win-win applicato ai propri interessi, per contarsi. Si schianteranno contro un muro, dopo aver ridotto l’Italia in macerie.

L’articolo è stato pubblicato sul sito luciadelgrosso.it

Lucia Del Grosso

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