Intervista a Cristobal Jodorowsky nasce in Messico e fin da bambino viene coinvolto dal padre in progetti teatrali e cinematografici per poi formarsi nella scuola di Marcel Marceau a Parigi

Cristobal Jodorowsky, nasce in Messico e fin da bambino viene coinvolto dal padre in progetti teatrali e cinematografici per poi formarsi nella scuola di Marcel Marceau a Parigi ed in seguito approfondire diverse metodologie da Stanislavskij a Grotowski e tanto altro ancora. Fin da piccolo entra in contatto anche con numerosi guaritori e sciamani messicani, per poi in eta’ adulta sperimentare diverse tecniche spirituali in altri paesi del Sud America, oltre che in Oriente. Nella citta’ di Parigi, si e’ inoltre cimentato nello studio della psicoterapia ed ulteriori tecniche di lavoro su di se’, coinvolgendo lo strumento del teatro. Nel 2007 ha pubblicato il suo libro “Il Collare della Tigre” e nel 2012 ha aperto la sua scuola “Metamundo”.  Lavora come scrittore, attore, regista e terapeuta in diversi paesi del mondo portando in scena i suoi spettacoli e conducendo seminari. Viene spesso in Italia e dopo aver vissuto lunghi anni a Parigi si e’ trasferito nuovamente in Citta’ del Messico in quanto alle prese con la realizzazione del suo film.

Io ho avuto la fortuna di incontrarlo in una delle sue “tappe” romane e cio’ che segue e’ il risultato di una bellissima e sentita condivisione artistica.

Caro Cristobal, che cos’e’ per te il tuo Psicoteatro?

“Lo Psicoteatro e’ frutto di cio’ che ho seminato e poi raccolto nel mio percorso artistico e di lavoro su me stesso.”

A proposito di crescita personale e artistica, personalmente vedo il teatro come grande fonte ancestrale di tutte le arti, di tutta la filosofia, psicologia, delle religioni ecc., partendo proprio dai primissimi rituali, prima ed effettiva forma di teatro. Quindi nel teatro vedo e sento una grande chiave di guarigione, trasformazione e consapevolezza.

“Sono assolutamente d’accordo con te. I neuroni a specchi esistono.  I neuroni a specchi imparano a prendere la tua immagine e a copiarla dentro di te, come se la tua immagine fosse l’altro, quindi vivi la tua esperienza come se fossi l’altro e l’altro vive la tua esperienza come se fosse te.  Dunque quando io sono in scena e vivo consapevolmente un processo trasformativo e inizio a trasmettere delle immagini e delle situazioni che vivo, che non hanno a che vedere con “la ferita”, con l’ego, il dramma (che il teatro puo’ tendere a fare), puo’ avvenire un cambiamento nelle persone. Il “teatro sacro” parla di processi di trasformazione, che non sono egoici, ed anzi lavora sulla risoluzione del dramma dell’ego e non sulla frustrazione della “non riuscita”. Dunque in quel momento la persona attraverso delle esperienze si trasforma.”

Quanto e’ vero, cosi’ si attiva “l’osservatore interiore” e ci si puo’ “disidentificare” dai ruoli che adottiamo nella nostra vita.

“Si’ e con tanti temi si attraversa la propria mitologia interna, smuovendo la persona e portandola a un cambiamento positivo.

A livello attoriale hai lavorato in diversi progetti, scelte che hai fatto con un certo spirito e obiettivo, diverso da quello solito dell’attore classico.

“A 18 anni quando sono entrato nella scuola di Marcel Marceu, ho iniziato a essere consapevole di quello che volevo dire e mi sono “cercato” come artista. Esisteva in me l’intenzione cosciente di aiutare le persone a trasformarsi attraverso la mia presenza “illuminata” (ride), o almeno questo è quello che pensavo. Era come un contagio trasmettere delle cose che potevano far vedere degli aspetti dei quali non si era coscienti. Cose che sono sublimi, dunque io stesso dovevo realizzare e visitare degli ampi aspetti “dell’io”, per poi trasmetterli attraverso qualcosa di non verbale come se il mio “stato di essere” fosse un esempio subliminare, che attraverso il contatto/contagio si poteva trasformare. Ho iniziato cosi’, prima con il dramma, con le pene del mondo e quindi di conseguenza trasmettevo sofferenza.  Per anni ho lavorato cosi’, le persone si commuovevano, ero molto emotivo, meticoloso e puro nello studio. Ma tutto cio’ mi faceva male, come se stessi morendo, perche’ ero come un Cristo, assorbivo il dolore del mondo. Quando mi sono reso conto della mia follia, del mio delirio di onnipotenza, che ero responsabile della mia frustrazione, in quel momento mi sono svegliato e ho deciso di iniziare un’altra strada, che mi ha portato a lasciare il teatro e a iniziare a sviluppare lo Psicoteatro, dove e’ presente l’aspetto cosciente dell’esistenza, ma anche quello sommerso dove puoi vivere la tragedia. Ho dovuto lavorare su di me per molti anni per arrivare a cio’.”

Nell’arte dell’attore vedo un grande potere di crescita personale e di trasformazione per il mondo. Secondo te l’attore ha questo potere e come lo dovrebbe veicolare?

“Penso che ci siano diverse forme di attore, come diverse forme di arte, recitare e’ un’arte, una forma per esprimere qualcosa di molto autentico che sembra personale ma che e’ universale; una specie di canalizzatore universale in una forma unica.  Quindi gia’ il fatto di vedere una persona esprimere dei sentimenti autentici senza troppe maschere, fa bene, aiuta, ma questo non implica che la persona sia una persona sana perche’ parla delle ferite, dei drammi dei personaggi, della sua difficolta’ di vivere e di amare. L’intento di fare qualcosa alle volte rimane come un racconto commentato della propria vita.  Alle volte stare nelle proprie ferite ed esprimerle e’ un po’ egoico. E’ pur vero che l’attore sente e questi sono dei sentimenti personali, ma attraverso il personale si esprime l’universale. Quindi si’ l’attore ha il suo ruolo e la sua importanza nella societa’. Ma esiste un’arte sacra che e’ meno personale e dove si lavora meno all’interno della ferita. Cercare di fare un “teatro sacro” significa mettersi da parte e lasciarsi andare in una dimensione molto piu’ampia rispetto quella egoica. Una dimensione superconscia, subatomica e divina, che fa il suo lavoro di trasformazione e non parla sempre delle stesse cose: ci sono 30/35 ruoli di “matti drammatici” che si ripetono nella stessa forma, negli stessi miti e nella stessa maniera. Eppure c’e’ una terza possibilita’, quella di attuare un mito in un’altra modalita’ e di vivere la propria vita in un’altra forma rispetto quella tradizionale. L’intento di creare una nuova strada nella mappa che hai gia’ fatto, significa aiutare affinche’ possa nascere una nuova possibilita’. In pratica quello che si tenta di fare nel momento catartico dell’ispirazione. Cio’ significa non ripetere Shakespeare cosi’ com’e’: un’opera che inizia, si sviluppa e poi finisce in un modo; cosi’ sono le mappe e le strutture drammatiche del teatro e del cinema. Bensi’ facciamo altro, dentro quella struttura, cambiamo qualcosa e questo si’ che e’ interessante. Lo Psicoteatro propone questo, la storia ti sembra la stessa ma poi ti accorgi che non lo e’, ed inoltre e’ una ricerca di una catarsi psicospirituale. E’ una proposta di teatro, un gemito, nato senza che io me lo aspettassi. In quel periodo facevo delle conferenze “pro-coscienza”, cercavo di essere un po’ accademico, che non e’ la mia forma e mai lo e’ stata, ma non perche’ non sono accademico, e’ solo che non sono “controllato” nella mia forma di pensare. Si tratta di un altro ordine creativo, che ha a che vedere con l’emisfero destro del cervello piu’ che quello sinistro, e allora mi sono ritrovato li’ a parlare finche’ mi sono annoiato di me stesso.  Mi sono annoiato perche’ non ero io, non mi sentivo bene, volevo un’altra cosa ed e’ li’ che ho avuto l’ispirazione ed ho cercato il nome e l’ho chiamato Psicoteatro. A quel punto l’ho annunciato e poi ho detto sul palco: “ora faro’ una cosa che non ho mai fatto, mi lancero’!”. Mi sono lanciato con tutto me stesso fino a “rompere” la mia forma. Rompere il mio modo di essere, la mia forma, lasciandomi andare e vedendo cosa poteva accadere senza limiti. Lo Psicoteatro ha poi iniziato ad avere molto successo, i teatri sono sempre pieni in qualsiasi citta’ dove vado e questo vuol dire che qualcosa sta succedendo. E’ originale, e’ un qualcosa che ho osato fare, poiche’ mettersi sul pavimento e fare delle cose dove la gente solitamente pensa “ma che stai facendo?”, io le attuo e le persone a quel punto si dicono “ehi allora si puo’ fare questo!”. A quel punto diventa come un invito a ridere di se stessi e darsi il permesso di fluire nel fare delle cose con finezza ma veramente farle, di avere fiducia che quello che e’ dentro di te e’ bello e vuole giocare, vuole crescere e non rimanere all’interno nei propri limiti.”

Trovo tutto cio’ assolutamente fantastico!Sei anche in procinto di realizzare un film giusto?

“Si’ e’ esatto mi sono trasferito in Messico ed ho aperto la mia casa di produzione “Infinito Film”, perche’ sono cinque anni che sto preparando il mio film “L’Arca Blu”, un film di Psicomagia portata all’arte. In effetti si tratta del primo film sulla Psicomagia. Sono andato a vivere li’ per questo perche’ sono in piena preparazione. Si girera’ tutto in Messico, sara’ un bel film e partira’ a settembre. “

Certamente anche il cinema in se’, ha un grande potere di comunicazione e trasformazione per l’essere umano e la societa’ in cui vive sopratutto se veicolato in modo consapevole. Puoi dirci qualcosa riguardo la Psicomagia?

“Cio’ che mi ha appassionato di piu’ e’ stato proprio osservare e capire dove puo’ arrivare la Psicomagia la’ dove la psicoanalisi non puo’ arrivare e comprenderne i limiti. Io credo che la nostra situazione egoica e’ una trappola, dunque se uno decide di fare un lavoro su se stesso deve lavorare con tre cervelli: quello rettile, quello mammifero, quello “alto” in congiunzione con il corpo ed anche con lo spirito. Hai bisogno di “soldati” che lavorino per te e la Psicomagia e’ come un soldato. Puo’ farti fare dei salti quantici e ti puo’ dare delle informazioni che difficilmente in altro modo puoi ottenere. Ti offre il “permesso”, ti dona il tuo “panorama interno” e puo’ essere un’importante chiave per aprire diverse porte. Io ho imparato a metterla nel suo posto e sono consapevole che e’ un pilastro fondamentale della mia vita.”

Apprezzo molto anche i tuoi “Videoarte” che posti su i social network. Puoi spiegarci che obiettivo hai con questo tipo di espressione?

“Anche il mezzo di comunicazione e’ spesso concentrato sull’ego. Ognuno esprime le sue idee politiche, commenta la sua vita, ”mi sto lavando i denti” ecc., mostrando sempre qualcosa di personale. Allora mi sono detto di fare qualcosa di impersonale e quindi utilizzo il mezzo di comunicazione dei social, non in modo compulsivo per creare dopamina in me, non per la mia autostima, ma per dare qualcosa all’altro, poiche’ si tratta di un mezzo che e’ aperto al mondo. Piano piano ho eliminato tutto cio’ che avevo di personale, non parlo di me, non posto le mie foto, non parlo della mia famiglia…ho lasciato solo qualcosa di artistico e di sensibile. Lo vedo come un dono per mettermi a praticare in un “luogo” dove posso donare e parlare delle difficolta’ con video, testi, riflessioni “terapeutiche” con l’intento di aiutare a crescere e creare un’energia trasformativa.”

Che consiglio daresti ai giovani artisti?

“Che non perdano l’arte di saper fare le cose, poiche’ attraverso i mezzi di comunicazione viene tutto fatto dal  computer e tutto diventa digitale. La bellezza e la natura si perde perche’ uno vuole subito il risultato, ovvero quello di essere applaudito. Bisogna cercare non di essere applaudito ma di fare l’arte perche’  la si ama. Senza dimenticare la poesia, non scordandosi di leggere, di disegnare, non dimenticando di andare dentro se stessi per utilizzare l’arte anche per guarirsi. Di non lasciarsi manipolare dalla societa’ che utilizza il digitale per lobotomizzare il cervello, sopratutto l’emisfero destro, quello creativo. Non perdere l’umanita’ e i sentimenti poiche’ la trappola di oggi e’ perdere l’emozionalita’che e’ a tutti gli effetti l’arte. E’ percepire la vita attraverso il cuore, dunque bisogna fare attenzione a non porre l’importanza sul cercare di essere applaudito, bensi’ dedicarsi all’arte con il cuore.”

Cristobal Jodorowsky si trova spesso in Italia. Per rimanere informato sui suoi eventi, spettacoli e seminari: www.cristobaljodorowskyeventiitalia.com

Aurin Proietti

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