La continuità nella discontinuità della politica siciliana ai tempi dell’austerity Il partito della Regione a confronto con il Partito della Nazione (1a Puntata)

A quattro anni dall’insediamento della giunta regionale siciliana del Presidente Rosario Crocetta, i record raggiunti dall’inguaribile crociato della moralizzazione della politica siciliana non sono i continui rimpasti di giunta ( ben sei tra azzeramenti totali e parziali delle deleghe assessoriali regionali ) e sicuramente non è un record da guinness dei primati per il vicerè Rosario Crocetta e per il PD siciliano l’avere contato sulle più svariate ed improbabili maggioranze politiche asimmetriche per l’approvazione dei provvedimenti legislativi all’Assemblea Regionale Siciliana.

Maggioranze trasformiste dettate dalle convergenze più o meno dichiarate dei tradizionali baronati elettorali siciliani ( orfani dei partiti di centrodestra della prima e seconda Repubblica) che ormai dal 2012 precorre il disegno politico del Partito della Nazione inaugurato dal Governo Renzi.

I primati in cui si contraddistingue il disegno politico del partito democratico e del suo governatore Crocetta sono più deludenti rispetto alla cronaca scandalistica sul balletto dei posti di governo politico e sottogoverno economico ed amministrativo a cui l’opinione pubblica siciliana guarda con disincanto.

  1. La crisi della raccolta dei rifiuti che si presenta con ciclica drammaticità.
  2. La cronica inefficienza della distribuzione idrica aggravata dall’opaca gestione dei gestori appaltanti privati, che a dispetto dei proclami sventolati dal paladino Crocetta e di una legge regionale sul servizio idrico che “teoricamente” doveva riportare sotto il controllo pubblico la gestione delle risorse idriche isolane, rimangono indisturbate nel controllo delle risorse idriche da cui da anni traggono lauti profitti.
  3. Tasso disoccupazione ufficiale al 2014 al 34,8% secondo i dati Eurostat.
  4. Giovani Neet 15-34 anni 195,8 migliaia dati Svimez 2014.
  5. Seconda regione italiana nel periodo di riferimento anno 2014 per flussi migratori di cittadini residenti con 8.765 emigrati e terza regione italiana con 9.823 siciliani emigrati per il 2015, ( il tutto in un quadro generale di abbandono del Mezzogiorno come reazione alla destrutturazione di politiche di programmazione economica ed industriale che i governi nazionali hanno avviato dagli anni ’90 in poi).
  6. Il taglio dei posti letto ospedalieri pubblici, la conseguente soppressione degli ospedali minori, la diminuzione dei “punti nascita”, fino all’odiosa chiusura dei pronti soccorso.
  7. Il disastroso stato delle finanze degli enti locali siciliani massacrati dal mancato trasferimento dei fondi finanziari da parte dello Stato e della regione.
  8. Una pasticciata e maldestra riforma degli enti intermedi di governo del territorio che lascia in bilico i lavoratori pubblici delle ex provincie siciliane.

Questi sono a grandi linee la dote politica ed il fardello economico e sociale che il PD siciliano ed il suo politico più rappresentativo lasciano in eredità alle future compagini politiche che avranno l’onere di governare la regione nei prossimi anni.

Va detto per onore di verità che buona parte dei punti sopraelencati sono stati lasciati in eredità dalle giunte di centrodestra siciliane al vulcanico Presidente Crocetta e sempre per onore di verità lo stesso si è trovato incastrato nella guerra tra correnti nel passaggio di testimone dal Pd bersaniano a quello a trazione renziana.

Ma non si può assolutamente disconoscere la sua pronta adesione ai nuovi schemi di potere prefiguratisi a Roma dopotutto il messaggio della rottamazione di Renzi ben si attagliava agli slogans della rivoluzione siciliana in salsa Sariddu Crocetta, che durante la sua presidenza ha promesso di rottamare malaffare e le consorterie mafiose che da decenni erano annidate in tutti i gangli dell’amministrazione regionale siciliana.

Ma fin’ora il popolo di Sicilia ha visto rottamare il lavoro e la sanità pubblica.

Segue…

 

 

Francesco Siciliano

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