Lontano da Cuba

E’ stato un errore quando, frustrati, pensavamo: “volevamo cambiare il mondo, ed il mondo ha cambiato noi”. Ma quando Fidel muore lascia orfano il velleitario rivoluzionario che è in noi, e più forte il suo esempio, il suo coraggio, il coraggio del suo popolo, ci sprona a continuare con la sua religiosa determinazione. Religiosa la sua ricerca di quella uguaglianza, di libertà ed autodeterminazione che esportava nei paesi più diseredati del mondo, colonizzati e sfruttati alla fame delle loro migliori risorse, per poi essere elemosinati dalle Onlus con caritatevole sollecitudine. Dividere gli scarsi aiuti ricevuti dopo la rivoluzione con i fratelli del mondo, il suo impegno ed il cruccio di chiedere tutti i giorni al suo stesso paese sacrifici sempre più forti nell’aiutare chi aveva più bisogno.

E Cuba non era nuova quanto a rivoluzioni, da quando aveva cacciato gli Spagnoli che ne depredavano le ricchezze in oro, Jose Marti condusse la battaglia e liberò l’isola, mille sono i busti di Jose in ogni giardino, sua la bellissima poesia Guantanamera musicata poi ed oggi quasi inno nazionale che conclude ogni concerto. Ecco, non una sola immagine di Fidel in giro o nei mercatini, dove invece è strabocchevole il Che’ ridotto a portachiavi e cavatappi, mi vergogno perché gironzolo con la figlia del Che, Aleida medico come il padre, non ho il coraggio di commentare quello stupro. Il Che’ l’ultimo eroe romantico dei nostri tempi è ormai nel DNA di ognuno di noi, quanto più per Fidel che conservava intatto il suo ufficio e ne ha sempre parlato come fosse ancora vivo nel rispetto del suo ricordo la scuola gratuita fino all’ università e un sistema sanitario capillare accompagnato da altissimi livelli di ricerca. E la cultura è nell’aria per le strade, una cultura del tutto europea, molti i laureati che non hanno sbocchi lavorativi adeguati, è facile parlare di “massimi sistemi” con i taxi driver o con i camerieri, sono spesso laureati.

A Cuba si conduce una vita fatta dell’essenziale, i veri rivoluzionari resistono, e ci accorgiamo di quanto il superfluo più inutile sia diventato necessario condizionati da un consumismo virale che imbecillisce le nostre scelte. Al crollo del muro di Berlino, la Russia tolse improvvisamente gli aiuti e nelle città e nelle campagne la corrente elettrica arrivava a turno non più di 3 giorni a settimana, noi non lo abbiamo neanche mai saputo, e la gente si riuniva all’aperto con i fuochi a ballare la Salsa con concertini improvvisati, erano sereni comunque. Il Venezuela risolse il problema fornendo il petrolio necessario alle centrali elettriche.

In queste ore sbrigativa e non documentata l’informazione, è capace di confondere spesso le bravate di Batista con la politica di Fidel: una becera segregazione razziale aveva ghettizzato tutta la popolazione di colore alle periferie delle città, interi quartieri di lussuose ville erano vietati, ancora oggi a l’Havana portano il nome di Vedado, non potevano essere frequentati altro che per i lavori più umili che offrivano. Vietati loro i centri di ritrovo, nelle periferie nascevano i Social Club dove si ballava quel ritmo che utilizzando strumenti di più stretta origine africana mescolati con violini, cornette, pianoforte di origine culturale diversa creava appunto una “Salsa” musicale, che esprimeva ed esprime tutta l’allegria di un popolo che riesce comunque a sopravvivere al peggio.

Insieme a Batista che fugge a Santo Domingo dove naturalmente la dittatura era già di casa, fuggono biscazzieri, mafiosi, prostitute e sfruttatori, Fidel non cacciò via gli Stati Uniti ma una massa di banditi che avevano ridotto l’isola ad un immenso bordello, insieme a loro fuggirono i Cubani compromessi con quel regime e quei mafiosi, tanto spaventati dalle loro malefatte da affogare in massa nel braccio di mare che li separava dalla Florida. I discendenti di quei fuggitivi che vivono oggi nel paese di bengodi e che possono tornare a trovare i loro parenti quando vogliono, sono così innamorati della terra perduta ma non hanno insegnato ai loro figli lo spagnolo e parlano uno sgangherato slag americano. Lo smacco subito dalla Mafia nella defenestrazione convinse il governo Americano a ripagare Cuba con l’Embargo, che significa che nessuno dei paesi può commerciare con Cuba, pena sanzioni anche per loro.

Evidentemente gli USA si sentivano ben rappresentati in quell’isola dalla Mafia perché nessuno espulse gli USA da Cuba, quindi l’embargo non ha tuttora alcun senso, anzi la base di Guantanamo ancora in mano agli USA come esempio democratico di tortura di presunti colpevoli mussulmani è una occupazione condannata da tutti i governi. Con Fidel Cuba ha superato terribili privazioni dovute all’isolamento imposto, le condizioni tuttora difficili sono naturalmente attribuite da tutti i qualunquisti benpensanti del mondo al “regime comunista”, convinti come sono da una pessima informazione che l’Embargo sia stato rimosso, cosa falsa, non è cambiato assolutamente nulla, e spesso i supermercati hanno gli scaffali vuoti.

L’ ipotesi di rimozione mai avvenuta dell’embargo è arrivata alle orecchie di Obama quando Cuba ha affittato e sta ristrutturando tutto il porto di Santiago ai russi e ai cinesi che ne faranno una base per i loro commerci verso l’America Latina, ed ancora quando la Russia ha equipaggiato con superbi aerei Russi la flotta aerea Cubana, ed ancora quando i Francesi progettano e costruiscono il nuovo aeroporto di L’Havana, gli investitori degli Usa si sono chiesti se per caso l’embargo non stia danneggiando i loro stessi interessi, un po’ come quando per fare un dispetto alla moglie uno si taglia i co…ni.

Aldilà delle condanne catastrofiche di Trump chi meglio di lui sarà quello che rimuoverà l’embargo? Non solo ha la maggioranza Repubblicana al Senato, ma è lui a rappresentare gli interessi del Capitale USA e non potrà essere negativo nei confronti degli investitori che premono. Oggi descrive Fidel come lo stereotipo del dittatore dello Stato Libero di Bananas: sanguinario dittatore che lascia marcire nelle buie galere i dissidenti, quanto non risulta di più inventato, di certo dovrebbe ricordare quanto la democratica giustizia USA ha tenuto in prigione i 5 Cubani accusati di spionaggio inesistente per poi liberarli perché ritenuti innocenti. Ed ancora dopo l’attacco orchestrato da Kennedy alla Baia dei Porci furono fatti moltissimi prigionieri, quali più feroci oppositori al regime Cubano meritavano di marcire nelle patrie galere? Fidel negoziò rapidamente la loro liberazione rimandandoli a Miami perdonando il loro gesto aggressivo. Certo per loro sicuramente non è stato più concesso il permesso di tornare a Cuba! Ecco è questo lo scorcio di Storia che Fidel ha saputo attraversare, sfidando con la sua gente con cuore fermo le vessazioni subite, la sua determinazione, il coraggio della sua gente, gente orgogliosa di una piccola isola dove vivono le iguana e i colibrì, con la gioia di vivere quotidiana, la musica, la danza, e l’arte di arrangiarsi.

Alberto Petrosellini

Rispondi