Sanità nel Lazio, dove stiamo andando?

Un giorno qualunque. Apri il giornale e leggi, dopo l’ennesima inaugurazione, dichiarazioni roboanti dei massimi dirigenti della Regione Lazio sulla stato del sistema sanitario regionale: “un salto nel futuro in termini di qualità ai nostri ospedali” e ti dici finalmente la sanità laziale sta uscendo dal tunnel. Poi vai sul sito ufficiale della Regione e vedi in contemporanea la situazione reale dei pronto soccorso : Policlinico Tor Vergata 87 persone in attesa, S. Giovanni Addolorata 48, S. Andrea 72, Policlinico Umberto 1° 121, S. Camillo 60, Policlinico Casilino (sì quello appena inaugurato e vanto europeo) 72, Latina 74 e via cantando. 

E sai bene cosa significano quei numeri, pazienti in attesa per ore (record di 72 ore ) stesi, se va bene, su una barella (perché anche quelle mancano) in attesa di un ricovero chissà quando e chissà dove, medici ed infermieri che si dannano l’anima per trovare soluzioni in condizioni a volte disperate. Poi ti ricordi dell’ultima volta che sei andato a prenotare una visita specialistica  e gli appuntamenti, nonostante la buona volontà  dell’operatore  preposto , dati a mesi e mesi di distanza. Poi ti viene in mente che fra la prescrizioni che ti hanno fatto all’ospedale per la fisioterapia e la chiamata sono passati 15 mesi. Allora ti viene il sospetto che fra le dichiarazioni roboanti di  chi governa la Regione sullo stato della sanità regionale e la realtà che vive la gente comune  ci sia , diciamo così, un vago iato. Uno iato che provoca un senso di smarrimento paragonabile a quello che si prova  quando, dopo esserti sorbito gli ennesimi proclami di Renzi a rete unificate sull’Italia che è ripartita, sui destini progressivi che ci attendono, prendi la metro C , direzione Pantano e vedi la miseria, la disperazione e la rabbia della gente comune che torna in borgata.

Uno iato che non può che generare rabbia. Si perché la realtà del sistema regionale della sanità è ben diversa da quello che i governanti della regione affrescano. Pronto soccorso allo sbando, intasati all’inverosimile. Liste di attesa ormai epocali. Ticket alle stelle, con l’assurdo di casi in cui il costo del ticket è più alto del costo della stessa prestazione fatta in ambito privato.  Diminuzione secca di persone che ricorrono alle prestazioni del servizio sanitario pubblico, in particolare i settori più deboli della popolazione (e qualche rapporto fra questo e la diminuzione dell’aspettative di vita  registrato negli ultimi anni forse ci sarà).

Tutto questo non è certamente frutto del caso ma il prodotto di precise scelte politiche operate in questi anni.

Ma si dirà: l’attuale giunta regionale ha ereditato una situazione del sistema sanitario drammatica, con un debito monstre che ha portato al commissariamento. Certamente è vero, ma è altrettanto vero che davanti a questa situazione l’attuale governo della regione ha scelto, in perfetta continuità con le giunte regionali precedenti,  di scaricarne i costi sui cittadini e sui lavoratori, sia pubblici che privati, che in quel settore operano, facendo contemporaneamente ben poco, è uso un eufemismo,  per ridurre gli sprechi, per ridurre la torta dei profitti che ogni anno portano a casa i poteri forti che in questo settore operano, e che qui sono poteri veramente forti.

Ma si dirà : è la situazione nazionale che è così, l’azione del governo e dell’ineffabile ministro Lorenzin  va in quella direzione. Oh è vero, ma da una giunta di centrosinistra, che da alcuni componenti della maggioranza che la sostiene  viene dipinta come un’ isola rossa, una sorta di Cuba castrista, ci si poteva aspettare qualcosa di diverso, qualcosa che andasse in direzione opposta, qualcosa che mettesse in discussione questa linea neoliberista e invece, a volte, abbiamo dovuto assistere ad alcune operazione della Regione Lazio da primi della classe.

Mi fermo qui, per non abusare più del dovuto della pazienza dei lettori.  Ma vista l’importanza che il tema della sanità riveste sia per la vita dei cittadini sia per la politica mi riprometto di tornarci con altri articoli che motivino in modo più preciso i vari punti toccati in questo articolo, sperando che qualcuno abbia ancora la pazienza di leggerli.

Piccolo post-scriptum. Ieri le forze dell’ordine hanno operato una decina di arresti legati a presunti reati nell’uso dei fondi straordinari del Giubileo e destinati a lavori all’ospedale San Camillo. Ma avrà a che fare tutto questo con la situazione di sfascio che prima raccontavamo ? Bah!

 

Enrico Chiavini

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