Sulla situazione dei Teatri a Roma

Mi rendo conto che in una città dove ormai mancano anche i servizi essenziali affrontare una discussione sulla situazione dei teatri romani può sembrare un esercizio di retorica per pochi e appassionati cultori della materia, ma la vicenda del nuovo riassetto operato dalla giunta Raggi è emblematica dello stato di tutta la cultura della Capitale, che al pari delle altre emergenze è sempre di più lasciata a se stessa.

Neanche la promozione a vice Sindaco dell’Assessore alla cultura ha impedito che questo settore strategico fosse insieme alle scuole il terreno preferito dei tagli di bilancio. Ma ciò che più colpisce ancora di più della mancanza di fondi è la mancanza di idee nuove.

In attesa di comprendere il reale utilizzo del Valle, tre sono le domande che quindi dovremmo porci:

E’ un bene la scelta che i Teatri di Cintura tornino sotto la gestione del teatro di Roma?
Che ne sarà del Teatro del Lido?
E quali le politiche per le decine di spazi piccoli e medi che così coraggiosamente e aggiungo follemente continuano a dare un minimo di servizio culturale al territorio senza nessun sostegno da parte dell’ Amministrazione?

Sull’ultimo punto, al di la di qualche dichiarazione fumosa, regna il silenzio e il disinteresse più assoluto. Per le altre due realtà mi sembra che i provvedimenti messi in atto vadano tutti nella direzione di una cultura sempre più sotto la mannaia dei della spending review anzichè della rinascita culturale.

Sempre meno visione di sistema e sempre più legge del mercato per ricondurre luoghi di sperimentazione e di coesione sociale ad un modello di gestione assolutamente discutibile come il Teatro di Roma, un ritorno al già visto e abbastanza scoraggiante per chi dovrebbe rappresentare il nuovo, con l’aggravante di aver visto i risultati che ha prodotto: conseguente riduzione drastica degli eventi gratuiti, aumento collaterale del prezzo dei biglietti, impossibilità di concedere lo spazio a prezzi calmierati per eventi e manifestazioni di interesse sociale aperte al territorio, retribuzione delle compagnie con una percentuale sull’eventuale incasso, precarizzazione del lavoro degli artisti.

Continuiamo ad immaginare e a lavorare per una diversa visione del fare cultura, dove il pubblico non si accoda al privato, dove privatizzazione non è meglio di gestione pubblica, ma percorso partecipato libero da mercato e burocrazia, in stretto legame con il territorio ed il tessuto associazionistico in cui sono immersi e dove le risorse vengano allocate su progetti di sistema: spendere in cultura per la città è investire in futuro, questa l’unica vera rigenerazione culturale.
Mi rendo conto che continuare a portare avanti oggi un’idea diversa da quelli che governano possa essere fastidioso ma non sarà mai quanto quelli che ora tacciono è un giorno diranno io l’ho sempre detto.

Andrea Valeri

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