Tormentoni prereferendum

Il primo tormentone riguarda, “IL MERITO”. Tutti si appellano al fatto che si debba stare al merito, perché altrimenti si strumentalizza il referendum per altri fini, si alzano i toni ecc.. Ma quale merito? Avete ridotto la politica e il dibattito politico, a tecnica di manipolazione, a comunicazione, a narrazione, a gestualità accattivante e performante, a messaggi subliminali, a camice con cravatte e senza, ad inquadrature di bandiere e poi venite a blaterare di merito?

Ma quale merito, la politica oggi è il luogo della “POST TRUTH” (post verità), parola dell’anno secondo il DITIONARY OXFORD, sai gli inglesi hanno queste intuizioni linguistiche, anche perché sono protagonisti in prima persona del fenomeno. Pensate che hanno tenuto un referendum, di recente, in cui hanno creduto loro stessi ed hanno fatto credere a tutti gli altri, che uscivano dall’Europa perché non volevano sottostare ai vincoli sull’immigrazione. E nessuno ha avuto il coraggio di entrare nel merito e dire che i vincoli sull’immigrazione non sono vincoli europei, ma internazionali, sia la Convenzione di Ginevra sui rifugiati che la Convenzione di Durban sui migranti economici, sono norme delle Nazioni Unite e che se questa era la motivazione, non dovevano uscire dall’Europa, ma dal Mondo.

Ma quale merito, ritornando al nostro referendum, LA COSTITUZIONE, ma come di tante cose brutte che ci sono in Italia e che andrebbero riformate, noi andiamo a riformare proprio la cosa più BELLA che abbiamo? Nooooo. E se fosse una questione di merito, non si spiega perché lo SPIN DOCTOR della campagna elettorale di Renzi sia un certo JIM MESSINA, giovane americano del Colorado, che se conosce un po’ di Costituzione, cosa che non si evince dal suo curriculum, potrà essere presumibilmente, quella americana, non certo la nostra Costituzione Antifascista nata dopo la resistenza e la liberazione dal Nazifascismo, scritta da un’ACCOZZAGLIA DI PARTITI E DI PARTIGIANI.

Il secondo tormentone riguarda LA PERSONALIZZAZIONE. Pressoché tutti quelli che dichiarano di votare Sì al referendum costituzionale, sono costretti a dire che non condividono la personalizzazione, e lo stesso Renzi, ogni volta che la ribadisce, è costretto a dire che sbaglia a personalizzare. Ma di quale personalizzazione parlano? Sembra quasi che la personalizzazione sia nata nel momento in cui a Renzi è scappato di dire che “se vincono i No lascio la politica”, ma la personalizzazione non è nata con quella dichiarazione. E sembra anche che la personalizzazione poi sia cessata nel momento in cui Renzi ha fatto la seconda dichiarazione di pentimento. Ma NOOOO, la personalizzazione è strutturale e sta nel fatto che questa proposta di riforma è un atto legislativo firmato da Renzi e Boschi, e viene propagandata da Lui, impegnato in prima persona nella campagna elettorale, con oltre 100 manifestazioni e comizi in tutta Italia, e in tutti i contenitori televisivi, da solo e in contraddittorio con quelli che sceglie lui, coadiuvato dai ministri del suo governo.
Una Anomalia Istituzionale e Costituzionale grossa come una casa. Se passerà questa riforma sarà la riforma costituzionale di Renzi-Boschi, e sarà molto difficile, che possa essere riconosciuta come la Costituzione di tutti gli Italiani. I Padri Costituenti, nel 1946-47 si guardarono bene dal personalizzare, ed enfatizzare, i singoli contributi di elaborazione, anche quando erano in versioni contrastanti o contrapposte, e sappiamo quante PERSONALITA’ POLITICHE di grande spessore e di diversissima estrazione, culturale e politica, e di altrettanto diversa rappresentanza, parteciparono a quella stesura. L’obiettivo era proprio quello di arrivare ad un Testo Costituzionale Unitario e condiviso, in cui ci si ritrovasse tutta la nazione e tutto il popolo italiano.
Qualcuno, sempre di quelli che sostengono il SI a prescindere, si rende conto della Enormità di questa anomalia, e cerca di tirare in ballo Napolitano, che dal suo punto di vista, come Padre Costituente, sembrerebbe più credibile, ma Renzi ha operato una forzatura istituzionale e costituzionale, anche rispetto al comportamento di Giorgio Napolitano, che per molti aspetti era già di per se “borderline”. Infatti Napolitano nel richiamare l’urgenza delle riforme, non si rivolgeva al Governo, ma al Parlamento e alle Forze Politiche, e per dare ancor di più il senso della necessità di una responsabilità comune e vasta, aveva dato vita a una commissione di Saggi che includeva anche altre importanti personalità, esterne ai Partiti e al Parlamento.
Quindi la PERSONALIZZAZIONE non è un piccolo incidente di comunicazione, ma un ostacolo insormontabile per il cammino di questa revisione costituzionale.

Pietro Soldini

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