Un selfie solo per sè

Sarà difficile togliere dalla vicenda referendaria la faccia di Renzi. Ogni giorno, ad ogni ora, nelle case degli italiani c’è lui; nei telegiornali, nelle notizie sparse, nei talk show e similari c’è lui. C’è anche nelle edicole, sui giornali e su copertine patinate. La personalizzazione c’è e si sente. E aumenta uno spontaneo fastidio per l’uomo invadente. Agli osservatori più accorti sembra però che lui sia restato solo a difendere quella controriforma costituzionale. La Boschi non c’è, causa l’ombra dell’interesse familiare sul ruolo di governo, ma dove sono gli altri leader del PD? Molti sono stati allontanati, altri sono apertamente per il NO, i leader sostenitori si sono acquattati e altri ancora non sono ri/conosciuti come leader da nessuno. Certo il “capo” con la potenza di fuoco mediatico che possiede può pensare di fare a meno del suo partito e dei dirigenti PD. Comunque sia, la personalizzazione segnala che ci sono tendenze dannose per la democrazia e la libertà dei cittadini.

Nonostante tutto, anche senza sfavillanti luci, c’è un lavoro tenace e capillare, che cresce, di chi, come l’ANPI e tanti giovani nei comitati per il NO, non accetta la confusione istituzionale di una legge malfatta, contrasta apertamente il controllo sul Parlamento da parte di una minoranza di elettori guidati da un uomo solo al comando (vedi legge elettorale) e non accetta la restrizione della partecipazione democratica: questa è la vera sostanza della controriforma costituzionale del governo Renzi.

Le promesse di mance pro-referendarie che ogni giorno vengono fatte da alcuni ministri e presentate come già approvate nella legge di bilancio, evaporeranno il 5 dicembre. Gli italiani paiono avvertiti ma il martellamento e forte. L’Italia, per di più, vive una fase di transizione sia per il fallimento delle ricette economiche recessive imposte dalla teutonica Europa, che hanno penalizzato i pensionati, il lavoro, gli investimenti e le nuove generazioni; sia per l’instabilità politica accentuata dall’attuale governo. Il segretarioPD e le forze che lo sostengono hanno fatto il capolavoro politico di rompere il Partito Democratico facendo saltare il compromesso culturale, politico e organizzativo tra le forze popolari che lo avevano fondato; hanno poi rovesciato l’alleanza di centro sinistra nel tentativo di costruire un partito di centro, detto della nazione; hanno annichilito con provvedimenti di governo antipopolari l’empatia con la maggior parte delle forze popolari e del lavoro; hanno aiutato le destre a trovare una insperata ricomposizione politica; infine, hanno spostato la speranza di onestà e di giustizia di una gran massa di elettori verso il movimento 5stelle.

Per fortuna, però, c’è una gran parte delle forze popolari e oneste che si battono per il lavoro, lo stato sociale e l’ambiente, interessate a ricostruire un autonomo partito di sinistra, fondato sui valori costituzionali dell’eguaglianza, del lavoro, del rispetto della natura, dei diritti sociali e civili, dell’onestà e della partecipazione popolare.

In questo quadro stupisce la debolezza, l’incertezza e l’assenza, o come dice qualcuno il tatticismo, di molti militanti e dirigenti di sinistra del PD. Non si accorgono che subendo o acconsentendo al renzismo la loro sorte è segnata, sia come idealità che come interessi sociali. Perché se vincerà Renzi, la macina della rottamazione e dell’omologazione centrista li travolgerà, e se prevarranno i No difensori della democrazia costituzionale, nel PD si aprirà un confronto interno che, se andrà bene, vedrà un nuovo segretario ex-democristiano. Il loro silenzio e conformismo è grave per la democrazia. Tuttavia, a loro spetterà di uscire dalla gabbia e ritrovarsi finalmente a sinistra.

Sergio Gentili

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