Una questione di classe: la “gerontofilia televisiva” Cosa hanno da dire di nuovo i sempre più anziani che presenziano in TV?

Non voglio essere frainteso, perché io non ce l’ho con la terza età. Sono anzi già avanti negli anni e mi sono goduto fin all’ultimo – con la sua serenità, il suo umorismo, il suo buon umore, la sua anima generosa, il suo ottimismo, il suo tenero affetto per me – una nonna che non lasciò il Pianeta prima dei 104 anni sorridendo alla vita finché fu in grado di farlo. Degli anziani mi piacciono l’esperienza di vita, la cautela nei giudizi e le ironie, che preferisco a certe giovanili risate sguaiate. Mi piace – benché da giovane avessi altri gusti – la facilità con la quale suggeriscono consigli e l’istinto di complicità con quanto di anticonformista, estroso ed  originale intuiscono nella personalità dei giovani interlocutori. Che poi tendano a sembrare  “conservatori” – di destra e solo talora di sinistra – è impressione superficiale, parziale, errata. Una gran parte di loro non ama esternare convinzioni, idee, valori. Il fatto è che – cito mio padre che, per coraggio, in Africa da militare fu giudicato un leone – gli acciacchi fisici (dolori alle ossa e alle articolazioni, pressione alta, reni in sciopero e denti in libera uscita) quando si è avanti negli anni tolgono energia, sicurezza, orgoglio, fierezza, dignità, lucidità, schiettezza, capacità di sintesi, rapidità di pensiero. E la paura di non farcela più, di non essere all’altezza, di non saper badare né rispondere alla vita, alle persone care, a se stessi, diventa una paura che tutto domina e sfuma. “Bipo non sbilanciarti”, mi chiedeva vanamente mio padre, già vecchio e reso fragile da affanni e insicurezze, ben sapendo che per carattere assomiglio al suo cuore da trincea. Mi piacciono “vecchi” e “vecchie” perché di solito sono educati, attenti alle reazioni del prossimo, si immedesimano nelle fragilità altrui, ne seguono gli errori con affetto indulgente ed incline al perdono. Anche mio nonno – con le sue cadenze anconitane scettiche, sornione e strascicate – diceva “So’ ragazzi…” dei nipoti che giocavano a pallone per la strada sotto casa. Mi piacciono i vecchi perché non seguono le mode nel vestire. Chi sta bene economicamente preferisce il classico. I poveri – che hanno magre pensioni e però aiutano figli e nipoti, le famiglie degli uni e degli altri – spendono in modo diverso da chi raduna scarpe, giacche, cravatte. Se mai, lo sfizio se lo tolgono dal droghiere di rado. Molti di loro – seppur vestiti con la modesta e accurata sobrietà di capi dozzinali, economici, sintetici – hanno comunque un’eleganza nel tratto, nei modi, nell’aspetto. Gli anziani mi piacciono perché sono sapienti. Hanno visto la storia srotolarsi davanti. L’hanno vissuta  e alcuni l’hanno combattuta con il coraggio e il senso dell’onore di soldati sconfitti e traditi dalla guerra sbagliata di un dittatore infame.  Io amo i “vecchi” perché adorano i libri e si attardano a leggere i giornali ritagliando gli articoli preferiti o strappando la pagina. LI amo perché detestano internet e rinviano il momento in cui cauti vi si avvicineranno. E amo le “vecchie” perché si ostinano a cucinare anche se non sanno farlo e seguitano a stancarsi sbagliando porzioni, ingredienti, cotture. Ma insistono perché è la loro missione. Amo i vecchi più poveri e i pensionati al minimo, che reputo eroi, maestri, compagni. Dopo aver così a lungo premesso che amo i vecchi e la terza età, preciso – senza avere niente da perdonarmi – che la morbosa gerontofilia di chi arruola i casting dei programmi tivù italiani specie alla Rai non mi piace. Anzi, mi secca. Non perché ospiti, artisti e presentatori siano anziani. Ma perché frenano i giovani innovatori. Cioè gente che si sbilanci, crei,  provochi, proponga, scandalizzi, spinga e svegli le coscienze, spolverandole, scrostandole, togliendo muffe e ragnatele dai cervelli. Professionalmente, Piero Angela (88 ann), Beppe Bigazzi (83), Giampaolo Ormezzano (80), Lino Banfi (80), Pippo Baudo (80), Bruno Pizzul (78 anni), Giovanni Trapattoni (77), Osvaldo Bevilacqua (76), Paolo Limiti (76), Michele Mirabella (73),Luciano Onder (73) e Giancarlo Magalli (69) sono fenomeni. E ancora grandissimi maestri. Sono stelle di prima grandezza. Interessante intervistarli. Ma che cosa hanno ancora da dire di nuovo e di taciuto finora, che non hanno espresso da mezzo secolo e almeno trent’anni? Allora, lo dico con rispetto, come i loro coetanei che guidano con il cappello, per favore, diano spazio.

Fabrizio Venturini

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