Xavier Dolan il Nuovo Enfant Prodige del Cinema Il Film “E’ Solo la Fine del Mondo” ora al Cinema

“E’ Solo la Fine del Mondo” del regista canadese Xavier Dolan, è un film  incentrato sulla conflittualità emotiva, famigliare ed interiore dell’essere umano, in particolare sulla sua incapacità comunicativa. La sceneggiatura è un riadattamento dell’omonima opera teatrale di Jean-Luc Lagarce, che Dolan con grande maestria trasforma in un film con una regia fatta perlopiù di primissimi piani, campi e contro campi, che esaltano la straordinaria bravura degli attori, trasportandoci nell’intimità delle loro emozioni più intime e nascoste. Viviamo quindi per un’ora e mezza il mondo interiore dei personaggi, in un’atmosfera di emozioni primordiali e contrastanti, dove il tema del “conflitto” interno/esterno emerge nella danza tra emozioni discordanti, in un contesto di caldo afoso, che va’ a sottolineare ancor di più lo stato emotivo dell’opera.

Il protagonista Louis, drammaturgo teatrale di successo, dopo 12 anni di lontananza decide di tornare nel suo paese natale per andare a trovare la sua famiglia che non vede e sente più da allora, con lo scopo di comunicare la sua imminente morte. I membri della famiglia reagiscono tutti diversamente all’incontro e lui stesso sembra non reagire in modo conforme alle sue aspettative, di fatto è proprio qui che troviamo il conflitto principale che accompagna tutto il film: il bisogno di comunicare una brutta notizia e l’impossibilità di farlo. Fino all’ultima inquadratura del film capiamo che la difficoltà di gestione delle emozioni interne di ciascun personaggio, risulta rancorosamente impossibile da poter comunicare a parole, ma vi è presente un’altro tipo di comunicazione, legata di più al corpo ed al mondo interno di ciascun individuo, fino ad arrivare ad un finale inaspettato e colmo di significato. Il tutto accompagnato da una colonna sonora colma di ritmi dance, girato prevalentemente in casa e nel giardino stesso dell’abitazione.

La vicenda del protagonista è sottilmente accompagnata da immagini colme di metafore, come per esempio l’intenso momento dove il protagonista e la cognata si scambiano uno sguardo lungo e profondamente pieno di quel tipo di comunicazione di cui non sono capaci a parole. Un’altro momento che ritengo fondamentale per la comprensione del film è la scena dell’abbraccio tra il protagonista e la madre, dove Dolan coinvolge completamente lo spettatore con un gioco di inquadrature che ti portano ad immedesimarti appieno in entrambi i personaggi, e dove in un primissimo piano di lui vediamo il riflesso di una soggettiva precedente: la finestra aperta con le tende che volteggiano grazie al vento (nonostante il caldo torrido), in qualche modo simboleggia nuovamente quel senso di bisogno inafferrabile di amore e libertà che accompagna il film fino alla fine.

Questo film premiato a Cannes nel 2016 con il Grand Prix della Giuria, conferma l’enorme talento di Xavier Dolan, il nuovo Enfant Prodige del Cinema contemporaneo, che a soli 27 anni, ha saputo portare una piece teatrale sullo schermo in modo ad dir poco maturo e geniale, dirigendo un cast stellare francese (Gaspard Ulliel, Vincent Cassel, Marion Cotillard, Nathalie Baye, Lea Seydoux), in una missione emotivamente complessa, fatta perlopiù di quello che nel gergo dell’Acting viene chiamato “sottotesto” (il pensiero nascosto che risiede sotto la parola verbalizzata).

Dolan, che inizia la sua carriera come attore fin dalla tenera età, ha mostrato il suo dono artistico anche in alcuni film precedenti a questo, primo fra tutti “Mommy” premiato sempre a Cannes nel 2014 con il Premio della Giuria, dopo una “standing ovation” di ben 12 minuti.

Attendo con impazienza il suo prossimo film in lingua inglese, le cui riprese dovrebbero terminare a giugno del 2017, ed intanto vediamo che risultato otterrà “E’ Solo la Fine del Mondo” agli Oscar 2017, per il quale è stato candidato come miglior film straniero.

Aurin Proietti

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